I giardini di casa Monet - Giverny


Come posso esprimere in tre parole il turbamento provato entrando nel giardino di casa Monet che tante volte ho ammirato nei suoi dipinti. La percezione di violare il suo spazio così intimo è stata fortissima, tanto quanto la sensazione di potermelo ritrovare davanti in carne ed ossa dietro ad ogni angolo, assorto nella contemplazione di questo spazio curatissimo e solo apparentemente selvaggio.




 Per prima cosa avrei voluto togliermi le scarpe e aggirarmi a piedi nudi come spesso mi capita di fare nel mio orto poi,  in un delirio di totale egoismo, nonostante non fossimo in molti e comunque assai discreti,
avrei voluto far sparire tutti gli altri essere umani, tranne  Fabio però perchè senza la sua condivisione non è la stessa cosa. Una volta liberata dello zaino, mi sarebbe piaciuto iniziare a girare velocemente su me stessa, a braccia larghe con  la testa piegata all'indietro, per vedere trasformati i colori, che prima distinguevo in piccole sagome definite come coriandoli, in strisce avvolgenti dai contorni sfuocati,  fino a cadere perdendo l'equilibrio proprio come da bambina. Felice, esausta.


Io che odio i giardini geometrici, una costrizione assurda dove la bellezza e naturalezza di una pianta, che da sola conosce la grazia, deve sottostare al rigido schema di un disegno, ho molto apprezzato questo giardino. Ho sentito quasi fisicamente tutta la sua autonomia, la sua libertà  e la sua forza, anche se so perfettamente che dietro deve esserci un lavoro faticosissimo specialmente nel periodo invernale di chiusura al pubblico.


Ho percepito questo spazio con un grande senso di libertà,  fatto per correrci attraverso annusando fragranze mutevoli, potendosi riempire  gli occhi di colori a volte cupi e sbiaditi, altre volte saturi e brillanti a seconda dell'umore del tempo e delle stagioni. Un giardino così è un parco giochi per l'anima, dove entrare in sintonia con la natura per conoscerla, per imparare ad ascoltarne il respiro e per apprenderne con naturalezza il ritmo.

La mia speranza era quella di visitare questo giardino in un giorno di pioggerellina, girare per i sentieri ascoltando i rumori delle gocce sulle foglie e sull'acqua del ruscello che lo circonda. Sentirne le vibrazioni e apprezzarne i colori anche in tonalità meno sature. La nostra fama di portatori di bel tempo però non ha potuto che regalarci giorni di sole per tutti i giorni di permanenza in Francia.


E poi ci vorrebbe un anno intero. Svegliarsi al mattino e spalancare le finestre con la curiosità di chiedersi: "chissà come sarà oggi?" Un anno intero per vivere il tempo dei tulipani, quello degli iris o delle rose. Un anno per perdersi nei rossi dell'autunno e nei verdi freschi della primavera.



Così è come l'ho visto io in un giorno di settembre. Ho scovato però il blog  di Ariane, una guida che vive nella vicinissima Vernon, tutto dedicato a questo luogo incredibile e se volete potete accedervi anche voi da QUI
°°°

2 commenti:

  1. Cara B mi hai fatto venire una voglia di visitare questo giardino che nemmeno te lo immagini! Sarà che con tutto quest'azzurro liquido intorno mi manca un pò la bellezza colorata e vivace dei fiori ...

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    1. Ragazzi, voi invece non immaginate neanche quanta voglia abbiamo di perderci ancora in quell'azzurro greco. Ci manca da morire!! La zona dove siete adesso è una delle nostre preferite. Partiremmo anche adesso per raggiungervi. rifare il terribile ponte di Kalkis, il bellissimo canale d'Eubea .... eeehhh....

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