Navigazione passiva

Giorni di navigazione passiva nella corrente veloce dell'Arno in piena hanno pulito parzialmente la carena di Thea. L'elica doveva essere in condizioni inimmaginabili se anche dopo il trattamento in  acqua dolce è ancora ridotta  così.


Giorni interminabili di permanenza forzata in acqua e continui rinvii di alaggio a causa del mal tempo e delle cattive condizioni del fiume, ma finalmente ora Thea è all'asciutto.


Percorrendo a piedi ogni mattina, e varie volte durante il giorno, il lungarno non ho potuto fare a meno di pensare alla barca osservando con un po' di sgomento tutto quello che la corrente porta in dono.


Thea invece, legata alla banchina con tre cime a prua, 2 a poppa e un paio di spring, ha  tranquillamente "navigato di conserva"  a Testa & Lische  per circa una settimana, con l'acqua che è arrivata a coprire il rubinetto indicato nella foto.



Il centro del fiume, dove ovviamente la corrente ha una velocità maggiore, tende ad attrarre la prua. Con la barra del timone posizionata leggermente a dritta e  l'equilibrio tra la giusta tensione di ogni cima,  la barca tende a stare naturalmente distante dall'ormeggio.
Protetta anche da un piccolo bacino che è stato installato proprio per trattenere i detriti più pericolosi.


Forse sarà stupido ma adesso che è passata ammetto di aver desiderato intensamente, per altro con totale assenza di risultato, che smettesse di piovere. 

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